Flavia, la tua festa dei diciott’anni.

“Gli Albereschi se vedessero il camice verde come quello dei dottori, se lo mangerebbero tutto perché pensano che sia erba. Poi diventerebbero tutti sterili perché il camice è sterile.” 

Tratto dal libro “La Storia Vera degli Albereschi” di Flavia.

Come sarebbe stata la tua festa di passaggio allo status di adulta? Sarebbe stato solo un passaggio formale, di convenzione giacché sei sempre stata matura, sempre in anticipo rispetto ai tuoi anni. Hai sempre pensato e parlato da grande per affrontare la prova più difficile: la vita. Però sarebbe stata una festa bellissima per il fatto meraviglioso di averti qui con noi. In questo periodo cosi innaturale di confinamento obbligatorio e di distanza sociale, visto che li hai vissuto entrambi, ci avresti spiegato che la vita va vissuta intensamente, sempre, fino alla fine. Che nella natura avremmo trovato le risorse, nella scienza la soluzione, nella creatività e nell’arte saremmo precipitati nel mondo della fantasia come la tua Mia Edler, l’apprendista investigatrice:

(Mia): Sua Maestà, siamo alla ricerca della rosa che non muore mai; secondo questo libro dovreste averla voi.

(Regina Bella Addormentata): È vero, l’abbiamo noi e non solo… la custodiamo dall’epoca degli Australopitechi, ma non la diamo.

(Spirit): Maestà, siamo mandati da Topolino per trovare gli oggetti necessari a salvare il pianeta.

(Regina Bella Addormentata): Attendiamo da anni ed anni e anni questo momento ma non è mai arrivato. Perché dovremmo fidarci di un gruppo di nani, un cavallo, un pupazzo di neve, di quattro minions che fino a due anni fa erano al servizio dei cattivi e di una semplice ragazzina…???

(Brontolo): Senta io sono destinato a seguire per la vita questo branco di nani e lei vuole complicarmi di più la vita?

(Cucciolo): Lo lasci perdere, è Brontolo, brontola…

(Olaf): …la prego…

(Regina Bella Addormentata): Non ci possiamo fidare di voi. Guardie! Portateli in prigione! Mi dispiace, siamo obbligati, dobbiamo difendere il nostro tesoro.

Tratto dalla sceneggiatura teatrale “A caccia di Sogni: la scoperta di Disneyland” di Flavia e Costanza, messa in scena per il tuo quattordicesimo compleanno.

Avresti scritto una storia, una sceneggiatura teatrale o il film che tanto volevi fare. Lo avresti realizzato con le tue amiche come in “Colors of Rainbow”:

(Narratore): “Buongiorno a tutti, noi siamo la società “I’m Unicorn” siamo qui per raccontarvi una storia, la storia, quella del paese Colors a cui hanno rubato i colori e, si sa, insieme ai colori c’è anche la felicità e soprattutto la magia degli unicorni! Ecco Dismonda, la strega con la goccia dei colori.” 

Scena 1 

(dismonda):“Finalmente la goccia dei colori è mia!”.

Ma ad un certo punto arrivano i tre troll che vogliono anche loro la goccia.

(troll 1): “la goccia è mia!”

(troll 2): “mi servono i colori!”

(troll 3): “babbei l’ho vista prima io!”

(dismonda):“l’ho presa prima io!” 

Ed è tutto un tira-tira con urli schiamazzi finché la goccia non si rompe in 4 parti. 

Scena 2

(Narratore): “Intanto al paese Colors sono tutti disperati. La buona regina Flavia, sfortunatamente sorella della perfida strega Dismonda, non sa più consolarli.”

(fata rubina): “Udite, udite! La regina Flavia in quanto regina di questo popolo partirà alla ricerca dei colori!” 

Applausi generali 

Scena 3 

(Narratore): “E cosi l’intrepida Flavia partì”

Tratto dalla sceneggiatura dello spettacolo equestre “Colors of Rainbow” di Flavia messo in scena al maneggio nel tuo dodicesimo compleanno.

Mi manchi Flavia, anche se sei sempre con me. Mi mancano le tue parole, la tua fantasia, il tuo sguardo, il tuo essere bambina ma già adulta, da sempre. Per sempre. Festeggia felice il tuo compleanno nel tuo mondo fantastico popolato da cavalli, unicorni, fate, regine, principesse, cani che vivono sugli alberi che vogliono salvare il mondo e la vita di noi, ancora qui giù. 

Auguri amore mio!

2009: La Storia Vera degli Albereschi
2013: Colors of Rainbow
2015: A Caccia di Sogni

Y sin embargo, amor. (per te Flavia)

per te Flavia, in ricordo del quattordici settembre di tre anni fa.

Y sin embargo, amor, a través de las lágrimas,
yo sabía que al fin iba a quedarme
desnudo en la ribera de la risa.

Aquí,
hoy,
digo:
siempre recordaré tu desnudez en mis manos,
tu olor a disfrutada madera de sándalo
clavada junto al sol de la mañana;
tu risa de muchacha,
o de arroyo,
o de pájaro;
tus manos largas y amantes
como un lirio traidor a sus antiguos colores;
tu voz,
tus ojos,
lo de abarcable en ti que entre mis pasos
pensaba sostener con las palabras.

Pero ya no habrá tiempo de llorar.

Ha terminado
la hora de la ceniza para mi corazón.

Hace frío sin ti,
pero se vive.

di Roque Dalton (San Salvador, 1935 – 1975)

Roque Dalton, Poeta Meretìsimo, è considerato il più grande poeta salvadoregno, tra i più grandi centroamericani. Personaggio irriverente, caustico, stile diretto, vita boema. Comunista preferì l’azione della guerrilla piuttosto che il comodo ruolo di intellettuale che i suoi del partito vollero per forza dargli.

Un ribelle tra i ribelli. Ma gli costerà la vita. Fatto fuori dai propri compagni dopo una campagna denigratoria che lo tacciava come agente della CIA. Tutto montato ad arte per farlo fuori. E quello che eseguì l’esecuzione adesso lavora per il governo. E mi ha fatto impressione stringergli la mano, forse proprio quella che ha premuto il grilletto per mettere a tacere la voce forte e chiara di Roque Dalton.

Murale al Mercado Cuscatlan di San Salvador in onore di Roque Dalton e disegnato da Cristian Lopez giovane artista salvadoregno.