Nel nome del padre e della madre.

C’è un’usanza in Venezuela che gli psicologi dovrebbero studiare per il suo effetto sulla crescita emotiva dei figli: i genitori che fanno la crasi dei propri nomi per battezzare il nascituro. In molti casi con risultati decisamente impronunciabili, quasi uno scioglilingua.

Papà Jesus e Mamma Clareth che chiamano la figlia Jesireth combinando Jes(us) y (Cla)Reth facendole la grazia di mettere una vocale di congiunzione tra due consonanti. Papà Hebert e Mamma Daisy che battezzano la figlia Heisy applicando lo stesso principio con un risultato sonoramente accettabile. Poi ci sono risultati decisamente meno riusciti: Papà Jorge e mamma Yanira che battezzano il piccolo erede Jorgya, mentre per la sorellina hanno optato per una triplice crasi aggiungendo la nonna materna Ignacia con un risultato impronunciabile in qualsiasi lingua: Jorgyanig, una carissima collega che nessuna sa come chiamare.

Gli esempi sono infiniti quante le combinazioni possibili per cui ho incontrato Yuraima, Emirlendris, Amneidys, Asdrick, Jhosgreizy, Juves e Josmar con il vantaggio di portare nomi probabilmente unici. Poi ci sono i nomi dalla ortografia creativa frutto di menti genitoriali brillanti o chi sa di errori anagrafici: i Jhon, i Freddys, i Yerald, i Brayan e i Maicol o Maikel per i maschietti o le Mayerlin, le Deisy o le Leidy o ancora meglio Miliedy per le femminucce. E ci sono gli ultra-creativi onomatopeici quali Maictaison (si scritto esattamente cosi) e il fantastico Yusnabi. Per quest’ultimo serve la traduzione: viene da US Navy dove la Y all’inizio fa sempre figo e la v che in spagnolo diventa B.

Da buon paese che balla tra i due blocchi della guerra fredda vecchia e nuova non mancano i nomi russofoni: Gladiuska, Niurka, Ninoska, Dubraska, Daniuska e i vari Stalin e Lenin scritti senza deviazioni fantasiose. Le combinazioni di nomi in nome del padre e della madre sono infinite come infinita è la fantasia venezuelana!

Una galleria di foto per celebrare la ricchezza delle diversità e la bellezza della creatività venezuelana:

La foto del selfie della foto al Santo Angel, Bolivar.
Selfie, un’azione importante. Al tramonto nella città di Coro, Falcón.
Benvenuto al Salto Angel con una ragazza pemóna. Salto Angel, Bolivar.
Il Chiguire del Delta. Delta Amacuro.
I pescatori di Choroní, Aragua.
Pescatrice nella Laguna La Restinga, Isla Margarita.
I carri-attrezzi, sempre pronti al rimorchio. Un lavoro quotidiano. Vicino a Valencia, Carabobo.
Murales a San Agustin, Caracas.
La musica è ovunque. Incontro sotto un portico di Coro, Falcón.
Concerto a la Cerveceria La Esquina. Amicizie vere. El Hatillo, Caracas.
Concerto in piazza. San Agustin, Caracas.
Passeggiata a San Agustin, Caracas.
Non è natale se non è illuminato, da settembre alla pasqua successiva. Plaza de los Palos Grandes, Chacao.
Gli angeli hanno le ali. I murales di Chacao, Caracas.
Gli aquiloni di Petare, Caracas.
Calcio sulla spiaggio di Anare, La Guaira.
Omaggio all’Architettura, Universidad Central de Caracas.
Le feste di compleanno, eventi seri per assicurare il divertimento. Residencia Murano, La Castellana, Caracas.
La piñata. Casa nostra in Residencia Murano, Calle San Felipe, La Castellana, Chacao, Caracas.
Show della scuola Montecarmelo. Musica, spettacolo, partecipazione, calore umano. La Castellana, Caracas.
Parole venezuelane. Colleghi venezuelani. Amicizie venezuelane. Los Palos Grandes, Caracas.
Il leone del Museo de la Stampa y del Diseño. Omaggio a Carlos Cruz-Diez. Avenida Bolivar, Caracas.
La Regina di Villa Planchard di Giò Ponti. Vestito di Jenny Bastida, disegnatrice venezuelana.
El Cerrito, Caracas.
I colori del Caribe. Los Roques, Venezuela.

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