America, un solo continente, un solo popolo, una sola lingua.

L’America del Nord guarda all’America del Sud che guarda al sogno americano (del nord). Mille storie di migrazioni e di amicizie. In questi ultimi anni il potere attuale flirta con il blocco antistatunitense — antiamericano non si può dire, come si direbbe più facilmente in italiano, perché non la prendono bene al sud perché si sentono tutti americani.

In tutti i paesi dell’America Latina, l’Ambasciata con la A è sottintesa l’ambasciata degli Stati Uniti.  Ma a Caracas in realtà le feluche di riferimento sono quelle russe e cinesi in contrapposizione a quella statunitense in esilio a Bogotà. Se sarà solo un passaggio della storia solo la Storia ce lo dirà. Ma i legami sentimentali del popolo americano, inteso come un unico continente dall’Artico alla terra del fuoco, sono più forti delle alleanze opportunistiche dei governi.

Con Giulia abbiamo avuto la fortuna di partecipare alla celebrazione dei 100 anni di Chevron in Venezuela. Una super produzione teatrale per una serata unica con un messaggio semplice ma chiaro rivolto al governo attuale: capiamo che in questo momento guardiate agli amichetti cinesi e russi, ma dai i veri amici siamo noi americani che abbiamo estratto il vostro petrolio, vi abbiamo dato le macchine, abbiamo ispirato il modello politico e costituzionale e siamo il modello di riferimento per un vita ideale, democratica e prospera. Siamo amici e saremo sempre amici al di là delle divergenze ideologiche. Dai intanto dateci accesso al vostro petrolio…

Insomma, anche se i due blocchi nordamericano e sud-latino parlano due lingue diverse, le espressioni statunitense si sono infiltrate nel vocabolario venezuelano. Così partner è diventato pana o meglio mi pana, amico mio, compagno mio. Ancora più onomatopeico è guachiman, guardiano, custode, semplicemente nato dal “watchman” gringo. Poi i popcorn in Venezuela diventano cotufa dall’inglese”corn to fry”. Un classico di un adattamento fonologico viene ancora dal campo culinario, con i “pancakes” che sono panquecas. Poi se qualcuno ti ignora di sta chifeando dal verbo “shift”.

Bellissima è anche l’espressione echarse un camarón, fare una siesta rapida, che viene dalla fonetica “I’ll come around”, suona comaround per diventare camarón. L’origine verrebbe dalla pratica dei dirigenti nordamericani che, nel caldo tropicale dei campi petroliferi di Maracaibo nel Zulia, sparivano per un riposino postprandiale dicendo che andavo a farsi un giretto.

Si Maracaibo, proprio la stessa mitica Maracaibo della canzone di Lu Colombo,

Maracaibo, finito il barracuda, finito ballar nuda, Zaza.

Un gran salotto ventitrè mulatte

Danzan come matte casa di piaceri per stranieri

Centotrentachili splendida regina

Rhum e cocaina, Zaza.

Non potevano poi mancare parole o espressioni che provengono dallo sport nazionale il béisbol, ovviamente importato dagli Stati Uniti. La migliore, echarle pichón che significa sforzarsi o darsi animo e viene da “to pitch”, l’azione e il ruolo più significativo nel baseball. E già, il baseball, lo sport veramente sentito da tutti, molto più del calcio. La Vinotinto, la nazionale venezuelana con la divisa amaranto (come la Reggiana! Cit. famigliare), non si è mai, ad oggi, qualificata per un mondiale. Il tifo allo stadio, i derby quelli veri, le rivalità storiche sono tutte nel baseball, tra i Tigres de Aragua e i Navegantes del Magallanes (“Il classico dell’autostrada”), i Tiburones de la Guaira sopratutto contro i Leones de Caracas. Ma il classico dei classici, come un Juve-Inter, sono i Leones contro i Navegantes, “gli eterni rivali”.

Il sogno americano negli occhi dei bambini è quello di diventare Miguel Cabrera che ha giocato 23 stagioni nella US Major League of Baseball o dell’attualissimo Ronald Acuña Jr. degli Atlanta Braves considerato uno dei migliori attuali giocatori al mondo. Mattia ovviamente ha il suo cappellino dei Leones.